L’Avversario. Con la “A” maiuscola. Una squadra vale l’altra, le vittorie valgono sempre due punti.  Mah. Ci sono partite e… partite. Quella con Vigevano è “la partita”. Il concetto vale da entrambe le parti. Nel giorno della compilazione dei calendari, basta dare una sbirciata ai social dei due club e la prima data annotata, che concentra il maggior numero di commenti e sfottò, è quella della straprovinciale. Al netto di progetti o ambizioni diverse,  al netto di chi, in quella stagione, sia Gastone e chi Paperino, il sale della rivalità col vicino di casa rende e renderà evergreen il fascino del derby. A qualunque latitudine, in qualunque sport. Quest’anno la disfida in salsa pavese arriva oggettivamente presto. Un bene? Un male? La sentenza definitiva arriverà solo alle 20.00 di domenica prossima. Certo, la classifica e l’autorevolezza con cui è stata costruita, dimostrano che in casa Elachem il processo di creazione  di una chimica di squadra procede a tempo di record. Logico, visto che è rimasto il comandante e diversi  suoi pretoriani. Gli innesti estivi sono stati mirati e di gran qualità. Vigevano sta pienamente tenendo fede alle valutazioni estive post-mercato che la indicavano tra le prime tre forze del torneo. La dirigenza non si è nascosta, nel momento in cui ha dichiarato di voler puntare ad un torneo di vertice. Difficile, dunque, in vista dell’appuntamento di domenica, non attribuire a Rossi e soci lo scomodo ruolo dei favoriti, lasciando, malgrado il fattore campo, alla Riso Scotti quello di underdog. L’artefice dell’ennesima stagione da copertina all’ombra della Torre del Bramante è il solito Paolo Piazza, ormai diventato una sorta di Alex Ferguson ducale (siamo alla sesta stagione sulla panca gialloblu per il coach di Lesmo). Poco glam, ma molto efficace, bravissimo a costruire squadre che giochino la “sua” pallacanestro, con lunghi mobili che sappiano liberare l’area, esterni di gamba, tiratori ma anche capaci di andare spalle a canestro, per un basket frizzante, sviluppato sempre ad alti ritmi. Della vecchia guardia sono rimasti Capitan Filippo Rossi, play fisicato del 1997, arrivato a stagione in corso nel 2019 e, da anni, punto fermissimo nello scacchiare dell’allenatore brianzolo. Agonista, difensore, attaccante con mestiere e furbizia, fa male a rimbalzo offensivo e con le sue giocate in post basso. Può partire nei cinque o dalla panca, può giocare in regia o negli altri due spot perimetrali: un jolly buono per tutte le occasioni (finora è il secondo riferimento offensivo ducale a 14 punti e oltre 6 rimbalzi di media). Completano la triade dei sopravvissuti l’ala Jacopo Mercante (1990) e la guardia Michele Peroni (1994). Il primo, scuola Olimpia Milano, è un ottimo atleta, capace di giocare “tre” e “quattro” con attitudine al rimbalzo e al tiro da tre sia da scarico che dal palleggio. Il secondo una guardia esplosiva, capace di accendersi e di sganciare raffiche di triple, soprattutto in transizione. Salutati Procacci, Ferri e Giorgi, il lifting estivo ha portato alla corte di Piazza un intrigante mix di esperienza, fisicità e qualità. Il numero “quattro” titolare  lo fa la nostra vecchia conoscenza Lollo D’Alessandro. Poco da scoprire: giocatore di sistema, grande equilibratore difensivo, mano torrida in arco quando ha piedi per terra, rimbalzista e giocatore interno con i suoi tagli contro giocatori meno stazzati. Inizio di campionato da sballo, con 14.8 a partita è il miglior realizzatore in casa Elachem, aggiungiamoci un sostanzioso 46% in arco e 7.8 rimbalzi per completare il quadro. In regia è arrivato da San Miniato Alberto Benites (1997), furetto fastidioso in difesa, in grado di attaccare dal palleggio o di metterla in arco. La grande scommessa stagione della dirigenza ducale si trova in posto tre, dove è stato firmato Stefano Laudoni (1989). Della componente gossip del personaggio ci importa poco, del suo carattere focoso si sa di tutto e di più. Se Piazza riuscirà a contenerne gli eccessi, resta un giocatore importante per la categoria, con la sua fisicità spalle a canestro e le sue caratteristiche di grande agonista che lo portano ad “accendersi” improvvisamente, infilando canestri dalla lunga che non rientrano propriamente tra le specialità della casa. Altra addizione pesante al roster gialloblù è rappresentata da Giorgio Broglia (1986), lungo con grandissima esperienza e parecchi tornei importanti in cadetteria. Gioca fuori e dentro, ottimo passatore, finora Piazza lo sta centellinando (18 minuti a partita) come si fa con le cose preziose. Il minutaggio nel pitturato viene, infatti, diviso col giovane lettone Kristofers Stautmanis (2001),  lungo solido, già visto a Piadena e Lumezzane, che produce 7.5 punti in 18′ di permanenza sul parquet. In estate è arrivato un altro 2001 che trova spazio nelle rotazioni di Piazza: si tratta del 2001 Giovanni Ragagnin, (5.5 punti in 23′ di media) ex-Cecina. Completano il roster i giovani fatti in casa come Tagliavini, Spaccasassi, Pisati e Nicola. La pallacanestro di Piazza resta godibile e redditizia. Una ricetta che prevede ritmo sempre sostenuto, tanti possessi, grande utilizzo del tiro da tre (oltre 30 tentativi a gara, quasi in perfetto equilibrio coi 31 da due). Vigevano è, dietro alla coppia delle livornesi, il terzo attacco del torneo (79.5 prodotti di media), la quarta come percentuale da due (54%) e da tre (34%), tira in lunetta con un rivedibile 66%,  si sente forte a rimbalzo (oltre 44 a partita, la Riso Scotti ne raccatta 35 di media), perde 13.8 palloni e ne recupera 5.8, smazzando 18.5 assist a gara, miglior dato del girone. Numeri impressionanti, che fotografano al meglio il cipiglio con cui i ragazzi di Piazza stanno approcciando l’avvio di campionato. Servirà una Riso Scotti grandi firme per provare a fermare questo treno in corsa.

PAOLO RAPPOCCIO

Comunicazione Omnia Basket Pavia